Chi ci guadagna dalla America’s Cup di Napoli

di Salvatore Torsi

americas cup

Apprendiamo dalle pagine de Il Mattino che i lavori che dovrebbero permettere ai napoletani e ai turisti di godere lo spettacolo velico della Coppa America proseguono molto a rilento, sia in termini assoluti, che in relazione all’anno scorso.

Oramai con questa amministrazione non ci stupiamo di nulla, ma speriamo che le cose vadano per il meglio soprattutto per quei turisti che hanno il desiderio e la voglia di visitare la nostra città, che noi consideriamo comunque fra le più belle del mondo. Mario Hubler, amministratore unico di ACN (la società che si occupa dell’organizzazione delle World Series di Napoli) ed ex bassoliniano di ferro, ci assicura che non è così.  Questo presunto ritardo, intanto, va a sommarsi a quello che ha reso necessario lo slittamento della manifestazione stessa e la cancellazione di alcune prove libere, che i napoletani avrebbero ammirato con piacere. C’è stato poi il ritardo nelle comunicazioni con il mondo, che avrebbero favorito l’arrivo di turisti: Napoli è evidente che non abbia una strategia di comunicazione efficace.

Ma se Hubler dice che non sono in ritardo, noi gli vogliamo credere.

Portare la America’s Cup a Napoli è un traguardo per una città che è stata isolata per anni, vuoi per l’emergenza rifiuti, vuoi per l’incapacità o lo scarso interesse delle precedenti amministrazioni. Attirando i turisti, l’economia cittadina così messa a dura prova dalla crisi globale e da alcune scelte del Sindaco in tema di mobilità, dovrebbe risollevarsi un po’ nel breve e nel lungo periodo.

Sulla carta.

Le cose, in realtà, stanno in maniera decisamente diversa e quello che stiamo vedendo è ancora una volta fumo negli occhi che va a ingrassare le tasche dei soliti noti.

La prima considerazione da fare è che quella che si tiene a Napoli non è l’America’s Cup. Si tratta di una delle tappe della World Series, una serie di gare di esibizione per vendere l’America’s Cup nel mondo. È, dunque, un carrozzone per imbarcare soldi. Come se – per fare un paragone calcistico – ci fosse un’amichevole per la Coppa del Mondo a Cerveteri ed il Sindaco di questa città dicesse che stanno ospitando loro la Coppa del Mondo. Forviante e sbagliato.

Qualunque cosa sia questo evento, comunque, se porta turisti danarosi è ben accetto. Ma dove sono questi turisti? Di certo non negli alberghi del centro città: gli operatori sono sconsolati perché, aldilà degli alberghi del lungomare che ospitano gli equipaggi, gli altri alberghi registrano un nulla di fatto.

Davvero strano per una città pulita, ordinata, messa a nuovo per assistere ad un evento di portata internazionale, con un seguito così importante!

Evidentemente c’è qualcosa che non va. O queste World Series non sono un evento così atteso, oppure c’è qualcosa che questa amministrazione non ha fatto per richiamare i turisti.

Perché questo non è un evento gratuito per noi. L’anno scorso ci è costato 12 milioni, quest’anno si stima che ne costerà in totale fra i 10 e i 15. Molti soldi, troppi, almeno stando a quanto dichiarato da Carlo Croce, presidente dell’International Sailing Federation, ente di portata mondiale: «Trovo fuori luogo l’investimento fatto per l’America’s Cup a Napoli, se fossi il Sindaco con quei soldi darei spazio ad altri progetti. Meglio pensare ad altro, che per le regate ci sarà altro tempo. Pensate a investire diversamente e meglio i vostri soldi».

Eppure Carlo Croce è anche il Presidente della Federazione Italiana Vela, uno che ha tutto l’interesse affinché la vela viva e prosperi. Cosa c’è che non sappiamo? Forse che già l’America’s Cup, quella vera, imbarca acqua. Gli investimenti sono superiori agli introiti e quelli previsti a San Francisco, in una Nazione campione in carica e organizzatrice dell’evento, saranno la metà di quelli auspicati.

Un carrozzone molto costoso, dunque. Ma chi ci guadagna? A Napoli ben pochi.

Di sicuro Sergio Maione, proprietario di molti di quegli alberghi sul lungomare e vice-presidente dell’Unione degli Industriali di Napoli. Poi Maurizio Maddaloni, Presidente della Camera di Commercio di Napoli (uno degli organi cittadini peggio organizzati). Poi c’è Mario Hubler, ex bassoliniano (ma come, non si doveva scassare tutto il vecchio sistema?) che guadagna 125.000€ di soldi napoletani come manager dell’evento. Tutti amici cui il sindaco ha affidato il compito di spartirsi questa polpetta succosa che costa dai 10 ai 15 milioni di Euro l’anno.

E il resto della città? Il resto della città muore, con limitazioni della circolazione, traffico, forze dell’ordine rapite dalle periferie per vigilare sui varchi della circolazione, smog e interventi mancati. Questi milioni potevano essere utilizzati per migliorare la vita dei cittadini che vivono a Napoli, ma poi come avrebbero fatto i bassolinani, gli albergatori danarosi, i dirigenti delle camere di commercio a guadagnare?  Andiamo sul sicuro e portiamo a casa un evento che ci farà pubblicità personale e ingrasserà le tasche di chi i soldi li ha già.

Tanto siamo la rivoluzione arancione: siamo meglio di chi ci ha preceduto. Dati a parte.

AGGIUNTA DEL 14/09/2013

Uno studio indipendente della DeRev h mostrato come l’evento abbia avuto una rilevanza solo territoriale e scarso o praticamente nullo fuori regione. In pratica i soldi spesi sono serviti solo ad arricchire poche fidate tasche. Come volevasi dimostrare.

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